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Mercato

Quali sono stati gli effetti della pandemia sul mercato italiano e internazionale? Quali gli andamenti e gli scenari futuri? Questi temi sono stati al centro degli ultimi incontri Gipea, durante il quale sono stati il nuovo Osservatorio Economico e un’analisi macroeconomica dell’industria grafica, oltre alle attività formative intraprese dall’associazione.


GIPEA

Dall’Osservatorio Economico Gipea, giunto ormai alla sua 9ᵃedizione e presentato dal Dott. Gianluca Cinti di Studio Partners, emerge come questo osservatorio rappresenti sempre di più uno strumento a disposizione delle imprese associate per analizzare le performance economiche e finanziarie delle aziende del comparto. Lo scopo è quello di sostenere lo sviluppo del settore favorendo il dialogo tra gli imprenditori sulle problematiche relative alla gestione economico finanziaria e fornendo strumenti utili all’analisi dell’andamento del mercato e al confronto dei propri risultati con le medie di settore.
Il 2019, un anno positivo
Il campione dell’indagine 2020, che va ad analizzare i dati 2019, risulta composto da 88 imprese per un fatturato totale di € 747 milioni, ottimo proxy del settore nel suo complesso. Il settore risulta abbastanza polverizzato (con le 18 aziende che riportano un fatturato superiore ai 10 milioni si arriva al 54% del fatturato totale) e concentrato nel nord Italia (l’80% delle aziende si concentra in 5 regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana).
Per quanto riguarda l’andamento del settore il fatturato 2019 registra un nuovo impulso alla crescita (+4,6%) seguito da un aumento dei volumi. Dati che trovano riscontro nel Finat Radar, report europeo di settore, che evidenzia un +4,7% di crescita media. Insomma un tasso di crescita vivace e positivo accompagnato nel 2019 da un altro buon segnale di tenuta del settore: la riduzione del numero di aziende in perdita e l’aumento di quelle con performance eccellenti.
Sul lato investimenti si sottolinea una flessione rispetto al picco del biennio precedente, che si assesta comunque su valori significativi con una propensione media ad investire intorno al 7,4% dei ricavi. Gli etichettifici italiani si muovono prevalentemente su un mercato domestico con un export limitato e concentrato nelle aziende più grandi, ma in aumento. Nonostante ciò la crescita nel panorama italiano dal 2008 a oggi del comparto è superiore a quella di molti altri settori, retta da una confermata solidità finanziaria.
2020, la luce in fondo al tunnel
Alcune considerazioni sul 2020 e sull’impatto della pandemia in corso che vedono un anno difficile, ma non disastroso per il comparto. Un anno insomma che sta cercando di riprendersi un po’ a singhiozzo, ma che godrà nel suo volgere al termine della forte euforia delle borse a seguito dell’annuncio della disponibilità dei primi vaccini.
Nel 2020 il settore dell’industria grafica, sebbene non tra i più colpiti dalla crisi, è stato interessato da un andamento negativo nel primo semestre 2020, con un calo del fatturato pari a -4,5% e un calo della produzione totale pari a -3,3%. Da un’indagine interna di Assografici, nei primi mesi del lockdown, è emerso che durante le settimane di lockdown si è registrato un calo della produzione pari al 37% per il comparto grafico e del 13% per la cartotecnica trasformatrice. Questi numeri si sono tradotti in perdite economiche rispettivamente pari a 1.158 milioni di euro e a 418 milioni di euro. Se consideriamo i dati a livello europeo del comparto etichette autoadesive nei primi mesi del 2020, che ha visto un consumo di materiali per etichette cresciuto oltre l’8% rispetto al livello registrato nello stesso periodo dello scorso anno, questo ci fa ben sperare. Solo nel secondo trimestre, la domanda di materiali per etichette in bobina in pellicola ha addirittura superato il secondo trimestre del 2019 di quasi il 25%. L’aumento crescente della domanda di materiali per etichette nella prima metà del 2020 è stato di quasi 320 milioni di mq. Più della metà (53%) era composta da materiali per etichette in film.
Vince chi investe in competenze
Parlando in generale, il lockdown ha dato origine a uno scenario di crisi differente da tutti i precedenti: a causa delle restrizioni, si è verificato non solo uno shock della domanda, ma anche dell’offerta. In Italia, il principale canale di trasmissione degli effetti della pandemia all’attività di impresa è risultato essere il calo della domanda, sia estera, sia nazionale. Gli impatti sono ricaduti prevalentemente sulle politiche del personale, con una riduzione della forza lavoro, il ricorso alla cassa integrazione e allo smartworking. Si è frequentemente optato per la dilazione dei pagamenti, mentre si è ricorso in maniera secondaria a una variazione dei prezzi.
L’andamento del Total Factor Productivity (TFP) in Italia è stato fortemente influenzato dall’incapacità di evolvere e innovare: il modello virtuoso che negli anni Settanta era un modello per tutto il mondo, a partire dalla metà degli anni Novanta ha smesso di essere efficace, ma l’industria italiana non ha saputo rispondere con proattività alla rivoluzione tecnologica in corso.
Cruciale, in questo percorso, anche la valorizzazione dei manager sulla base della loro capacità di far crescere i talenti all’interno del proprio team e un sistema di target e riconoscimenti che consenta di individuare e far crescere i top perfomer, investendo su capacità e competenze.

 

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